Prelievo ematico – alcooltest e preventivo avviso della facoltà di nominare un difensore

A seguito di incidente stradale, il conducente coinvolto viene condotto in Ospedale e sottoposto, nell’ambito di un “protocollo sanitario” anche all’esame relativo alla concentrazione di alcool nel sangue. L’esito è positivo. Può protestare la nullità di quella verifica perché non gli è stata preventivamente rammentata la facoltà di farsi assistere da un difensore? La Suprema Corte di Cassazione ha recentemente affrontato questa tematica e risolta con sentenza 56304/2018. Questi i fatti. La Corte di Appello di X confermava la sentenza di condanna con cui il Giudice monocratico del Tribunale di X aveva ritenuto la penale responsabilità di TIZIO in ordine al reato di cui all’art. 186 commi 2 lett.c) , 2 bis e 2 sexies, D.Igs 252/1992, per aver condotto l’autovettura x di sua proprietà in stato di ebbrezza con tasso alcolemico accertato di 02.69 gr/I,in orario notturno e provocando un incidente stradale. In particolare, il giudizio di penale responsabilità si è fondato anche su certificazione medica di laboratorio: intervenuta sul posto l’autoambulanza, l’imputato è stato condotto al pronto soccorso e sottoposto agli accertamenti clinici e quindi anche ai test alcool metrici essendo in stato evidente di ebbrezza. In particolare, come è risultato dalle testimonianze acquisite degli operanti di PG, escussi in sede dibattimentale, risulta che in ospedale TIZIO veniva sottoposto a controlli ematici nell’ambito del protocollo terapeutico cui aveva prestato consenso e al quale poi non si era opposto. TIZIO proponeva ricorso per cassazione lamentando violazione di norme di legge e la contraddittorietà della motivazione in quanto la Corte territoriale dà atto che il prelievo ematico risultava essere stato fatto per decisione dei sanitari e non su richiesta della PG. Sussisterebbe pertanto la nullità dell’accertamento ematologico in quanto è mancato l’avviso della facoltà di nominare un difensore di fiducia. La Corte di Cassazione, investita della questione, riteneva tuttavia il ricorso infondato “giacché contiene la pretesa di una riconsiderazione alternativa degli elementi di prova da parte della Corte di legittimità con i medesimi motivi già prospettati in appello. Il primo giudice e la Corte territoriale hanno affermato, sulla base della dinamica dei fatti non censurabile in questa sede, che gli accertamenti ematici sono stati svolti nell’ambito degli accertamento di laboratorio ospedalieri cui è stato sottoposto l’imputato dopo il ricovero in ospedale a seguito del grave incidente stradale in cui è stato coinvolto. Non risulta, infatti, che nella specie l’esecuzione del prelievo da parte di personale medico fosse avvenuta al di fuori degli ordinari protocolli sanitari e unicamente dietro richiesta dalla polizia giudiziaria, avanzata all’esclusivo fine di acquisire la prova del reato nei riguardi di soggetto che risulti già indiziato di reato. Si versa, piuttosto, nell’ipotesi in cui la richiesta della polizia giudiziaria era bensì giustificata dalla necessità di ricercare le prove del reato nei confronti di soggetto già indiziato, ma mentre costui era sottoposto alle prestazioni diagnostico-terapeutiche del caso (tra cui, a quanto risulta, il prelievo ematico). In tale ipotesi (qualora, beninteso, l’interessato versi in condizioni di comprendere il significato dell’avviso ex art. 114 disp att.), la necessità di tale preventivo adempimento sorge solo allorquando l’esame richiesto non rientri nel protocollo sanitario autonomamente avviato dal personale medico, ma costituisca un accertamento eccentrico ed ulteriore rispetto ad esso, che il personale sanitario richiesto, cioè, non avrebbe altrimenti espletato. Nella specie tale onere risulta assolto dalla Corte territoriale con argomentaziopi del tutto logiche e non sindacabili in questa sede, nonché pienamente sovrapponibili ai principi dianzi enunciati ed affermati dalla costante giurisprudenza di legittimità” (Cassazione penale, 56304/2018).   

Avv. Sergio Severino Vergottini

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